1947 maggio 30. Caneva di Sacile.
[1.1] Lettera ciclostilata, 220 x 320 mm
[1.2] Monumento ai caduti Garibaldini sul Monte Col Alt (Cansiglio), Monte Col Alt, 1947, cartolina fotografica, b/n, 86 x 137 mm, carta “ferrania”
Gabinetto della Prefettura di Venezia, Atti 1947-1982, b. 6, serie I, 10/6, “Affari militari”, prot. 1180
Nel maggio del 1947, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (A.N.P.I.), sezione mandamentale di Caneva di Sacile in provincia di Udine, informa il Prefetto di Venezia dell’avvio della sottoscrizione volta a completare il monumento ai caduti partigiani sorto sul Monte Col Alt, un’altura panoramica delle Prealpi Trevigiane affacciata sul territorio di Cordignano (TV) e propaggine meridionale dell’Altopiano del Cansiglio. Subito dopo la Liberazione, i partigiani Garibaldini che tra l’estate del 1944 e la primavera del 1945 avevano lì combattuto e difeso quei territori, respingendo i ripetuti rastrellamenti dei nazifascisti, decisero di edificare un «grande, bianco, obelisco», un monumento per non dimenticare l’eroismo dei compagni caduti delle Brigate Garibaldine “Cacciatori delle Alpi” e “Ciro Menotti”, entrambe appartenenti alla Divisione “Nino Nannetti” di Vittorio Veneto. Dopo due anni, l’opera era quasi ultimata, un lavoro portato a termine «con i nostri risparmi, con le nostre fatiche, con la nostra volontà», ricorda nella sua lettera il segretario della sezione A.N.P.I. di Caneva, Stefano Chiaradia “Sergio”. Per completare il monumento mancava soltanto «la grande aquila di bronzo che, come dal progetto, dovrà sormontare, simbolo di forza, di coraggio, di vittoria, il grande blocco marmoreo». L’assenza dell’ultimo elemento scultoreo del monumento è testimoniata dalla fotografia allegata alla lettera, che ritrae l’opera poco prima del suo completamento. Il Chiaradia, infine, ricorda al Prefetto di Venezia che «tra i caduti della brigata “Ciro Menotti” figura pure il veneziano Scarpa Rolando “Venezia”». Dalle cronache sappiamo che il monumento fu inaugurato un anno dopo, il 23 novembre 1948, alla presenza dell’on. Luigi Gasparotto, presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, e benedetto dal parroco di Montaner, monsignor Giuseppe Faé, che aveva partecipato alla resistenza con il nome di battaglia “don Galera”. Tuttavia la vita del monumento fu travagliata fin da subito: già il 10 dicembre 1948 fu distrutto da mano ignota, ma subito ricostruito nel 1949; nel 1954 vennero spezzate le ali all’aquila che sovrasta la sua stele, e ancora una volta ci si adoperò subito per restaurarle, riportando il «grande, bianco, obelisco» al suo splendore originario.
PPDM
Bibl.: Brescacin 1999; Bizzi 2001.




