La stagione della Liberazione nelle carte dei Frari
In occasione dell’ottantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo (1945-2025), tutti gli Archivi di Stato e le Soprintendenze archivistiche e bibliografiche sono stati invitati, dalla Direzione generale archivi, a promuovere iniziative atte a favorire la più ampia conoscenza del patrimonio archivistico relativo al movimento di Liberazione e alla sua memoria. La presente esposizione virtuale manifesta, pertanto, l’adesione a tale proposta.
L’Archivio di Stato di Venezia, nella sua sede monumentale dei Frari, è, nel pensiero comune, un luogo d’elezione per gli studi dedicati alla Repubblica serenissima, dal momento che è deputato a conservarne la documentazione d’età medievale e moderna. Fin dal momento dell’apertura della consultazione pubblica ai primi storici, nel corso dell’Ottocento, fu proprio a tali documenti, in effetti, che l’attenzione venne eminentemente rivolta, per la ricchezza dei temi e delle prospettive di ricerca che essi potevano offrire.
Tale visione, però, non può e non deve condurre a trascurare il fatto che in Archivio sono custodite pure testimonianze certo non irrilevanti per la ricostruzione delle vicende storiche accadute a Venezia anche nel corso del XX secolo, dal periodo della Prima guerra mondiale al ventennio fascista (tra cui risaltano, per la loro tragicità, quelle della persecuzione antiebraica voluta dal regime) e poi per stagioni ancora successive.
Ciò è dovuto al fatto che – per disposizione di legge – l’Istituto, anche dopo il 1797 (data della fine della Serenissima), ha continuato, come tuttora continua, ad accogliere il versamento dei documenti prodotti dagli organi dello Stato esistenti nella Provincia di Venezia; in primo luogo, ovviamente, si devono ricordare la Prefettura, principale entità di rappresentanza del Governo in area provinciale, così come la Questura, e ancora i vari Tribunali (tra cui la Corte di assise straordinaria di Venezia, attiva tra 1945 e 1947) e il Distretto militare; le attività economiche e commerciali, fondamentali espressioni della vita sociale del territorio, sono invece attestate dai materiali della locale Camera di commercio. Tra le mura dei Frari, inoltre, hanno negli anni trovato ospitalità gli archivi privati di personalità pubbliche collegate a vario titolo al fascismo e ad altri avvenimenti novecenteschi.
Dal fatto che Venezia, nell’ordinamento italiano post-unitario, sia stata inquadrata semplicemente come uno dei capoluoghi di Provincia esistenti nel paese, deriva la presenza negli archivi di cospicua e quotidiana corrispondenza tra le strutture locali e le entità superiori presenti nella capitale Roma. Ovviamente, le carte dei Frari dialogano poi con quelle di altre amministrazioni pubbliche non statali, in primo luogo il Comune di Venezia, autonomo dal 1806.
Almeno da una ventina d’anni, l’Archivio di Stato di Venezia ha condotto – per iniziativa dei direttori che si sono succeduti al suo vertice – non poche attività di recupero, ordinamento e valorizzazione della documentazione del Novecento; campagne di digitalizzazione, comportanti l’acquisizione e la descrizione di decine di migliaia di immagini, hanno preso avvio, coinvolgendo attori istituzionali pubblici e privati, su scala nazionale e internazionale.
Per tali finalità non sono mai mancati i finanziamenti da parte del Ministero della Cultura (si può qui ricordare almeno il “Progetto degli Archivi di Stato per la digitalizzazione della documentazione attinente alla Prima guerra mondiale e degli Archivi della Resistenza”). Nel settembre 2007, l’Archivio veneziano, aderendo all’iniziativa della Direzione generale archivi intitolata Un mare di Archivi. L’onda lunga verso la Costituzione, aveva già offerto alla «transizione politico-istituzionale che ha condotto il nostro Paese alla elaborazione e al varo della Costituzione» una mostra, allestita nel locale Museo storico navale.
La presente esposizione, dedicata al momento della Liberazione, ma anche e soprattutto ai mesi e agli anni immediatamente successivi, attinge precisamente a quanto sopra, pur sommariamente, descritto. Si è tentato di valutare una prospettiva che non fosse solamente locale, ma che seguisse anche, tra le giornate dell’aprile 1945 e i mesi cruciali dell’immediato dopoguerra, gli sviluppi di una stagione fondamentale per i successivi assetti del Paese.
La scelta è stata quella di preferire, tra le opportunità offerte dalle carte novecentesche dei Frari, proposte relative ad aspetti forse meno largamente risaputi del decisivo intervallo compreso, più o meno, tra l’aprile 1945 e l’attività della Costituente.
Si sono lasciati, quindi, sullo sfondo i momenti insurrezionali – fondamentali, ma noti per essere stati già compiutamente indagati e ricostruiti altrove, in titoli passati e recenti – che connotarono la liberazione di Venezia, e le azioni prima belliche e poi di governo del Cln e del Cvl; si è ritenuto invece di condurre il visitatore della mostra attraverso alcune altre tappe, essenziali e certamente non esaustive, ma nondimeno evocative di una congiuntura storica tanto rilevante.
Dopo un doveroso, quanto grato, ricordo di coloro – uomini e donne veneziani – che si impegnarono e anche caddero nella guerra di resistenza, e di quanti subirono pesantemente, con la detenzione nei campi tedeschi, le conseguenze delle erronee scelte del fascismo, l’itinerario espositivo si dipana pertanto attraverso alcune tappe, che riguardano in primo luogo la città di Venezia, ma si affacciano pure sulla scena nazionale.
I mesi successivi alla Liberazione, cessato finalmente in Europa il distruttivo conflitto, si caratterizzarono per un vigoroso e potente rifiorire della vita dopo la tragedia bellica; ed è questa prospettiva, si potrebbe dire di intensa operosità, ma anche di vera e propria gioia, pur tra infinite difficoltà e incertezze, che si è creduto di riproporre: la ripresa, la rinascita, quasi una resurrezione, al termine del quinquennio funesto delle ostilità.
Nella sfera pubblica, il fondamentale ritorno alla libertà democratica, nelle prime elezioni del dopoguerra, che videro l’attribuzione, nelle amministrative come nelle politiche, dell’elettorato attivo e passivo alle donne; e, contemporaneamente, il progressivo riavvio della normalità nelle situazioni dell’esistenza quotidiana, della società e dell’economia: ecco quindi, nella necessità di dare ospitalità a masse di sfollati, la ricerca continua di alloggi e di sedi disponibili, ma, insieme, il risveglio delle arti teatrali, cinematografiche, visive; i primi timidi segnali di fermento, se non ancora turistico, quantomeno ricettivo, con il ripristino di alcuni alberghi; e poi la ritrovata circolazione di uomini e merci nell’attività portuale, aeroportuale e in altro ancora. Il velocissimo riordino dei documenti nella sede dell’Archivio di Stato, e la immediata riapertura del medesimo a pieno servizio per la fruizione dei ricercatori, fornisce un saggio significativo di quanto parallelamente accaduto per tutte le istituzioni similari.
La giustizia, intanto, faceva il suo corso, nel tentativo di perseguire le più alte e pesanti responsabilità collegate all’avvento e al successivo ventennale cammino del regime fascista, ovvero di punire i responsabili di singoli e gravi delitti commessi nella drammatica fase della Repubblica sociale. Gli atti d’archivio ne producono abbondante attestato.
Al di là dell’occasione celebrativa dell’importante ricorrenza, la mostra documentaria dell’Archivio mira più ampiamente – avendo ricercato, tra i vari fondi archivistici, una selezione quanto più possibile varia, rappresentativa e idonea – a offrire un campione di ciò che in effetti è disponibile per quegli itinerari di ricerca e di approfondimento che storici e interessati vogliano a loro volta intraprendere e percorrere. Ne sono risultate una cinquantina di schede originali, frutto della ricerca del Direttore e degli archivisti di Stato in servizio ai Frari, dediti per l’occasione anche allo studio, oltre che alle attività quotidianamente indispensabili per il funzionamento e la pubblica fruizione dell’Istituto.
Andrea Pelizza
Archivio di Stato di Venezia

