1947 marzo 28; 1947 aprile 12. Venezia.
[1] Lettera A.N.P.I. dattiloscritta, 224 x 285 mm
[2] Lettera “La Biennale di Venezia” dattiloscritta, in copia, 220 x 280 mm
Gabinetto della Prefettura di Venezia, Atti 1947-1982, b. 6, serie I, 10/6, “Partigiani”, prot. 867
Durante una riunione nei primi mesi del 1947, il Comitato provinciale di Venezia dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (A.N.P.I.) riscontra un problema nelle proprie finanze, la cui soluzione diventa estremamente urgente in quel particolare frangente in cui «molti dei nostri associati subiscono purtroppo gli effetti della loro malattia polmonare (t.b.c.)». Per cercare di far fronte almeno in parte a tale emergenza economica, il 28 marzo del 1947 l’assemblea del Comitato decide di rivolgersi alle «Autorità cittadine», la Prefettura e il Comune di Venezia, presentando per il problema una concreta proposta, la quale avrebbe permesso all’Associazione di evitare di «mendicare il necessario sotto forma di sottoscrizioni che per dignità non possiamo più accettare». Sull’esempio di quanto era già stato fatto in altre città d’Italia, i Partigiani veneziani chiedono l’autorizzazione per avere in gestione «l’edificio comunale del Casinò in località di Lido e dell’annessa sala per la proiezione cinematografica», requisito dalle truppe Alleate e in procinto di essere restituito al Comune, con l’obiettivo di organizzare nella stagione estiva proiezioni di film per il pubblico. Il ricavato degli spettacoli cinematografici sarebbe andato «a beneficio di questa Associazione per i bisogni dei suoi associati». All’indomani della Liberazione, nell’ultimo scampolo dell’estate del 1946, anche i veneziani avevano dimostrato la loro volontà di rinascita, partecipando in gran numero alla prima edizione della «Manifestazione Internazionale d’Arte Cinematografica», che dal 1942 era stata interrotta per i drammatici eventi bellici. Quella prima edizione della Mostra sotto il nuovo spirito repubblicano non si tenne ancora al Lido, ma fu ospitata al moderno cinema San Marco, messo a disposizione dagli Alleati solo per la durata della manifestazione, al cinema Malibran e nei Giardini della Biennale, dove i film vennero replicati all’aperto con grande successo di pubblico. In questo clima di rinascita della Mostra e delle attività culturali veneziane si inserisce la proposta dell’A.N.P.I. di organizzare al Lido proiezioni di film nella stagione estiva del 1947. Alla lettera dell’A.N.P.I. tuttavia darà riscontro negativo, il 12 aprile 1947, Romolo Bazzoni, allora direttore amministrativo dell’Ente autonomo “La Biennale di Venezia”, ricordando che il Palazzo del Cinema del Lido era di proprietà della Biennale, in quanto sede ufficiale permanente della «Mostra internazionale d’arte cinematografica», e, non appena l’edificio fosse stato «derequisito» dagli Alleati e restituito alla Biennale, «si dovrà procedere d’urgenza il lavoro di restauro in tempo per l’inaugurazione della prossima Mostra». Il Bazzoni si vede costretto, pertanto, a non aderire alla richiesta dell’A.N.P.I. Tuttavia, il Palazzo del Cinema del Lido tornerà nuovamente a ospitare le giornate del Festival soltanto a partire dal 1948, mentre la seconda edizione dopo la Liberazione, la “mitica” edizione svoltasi dall’11 al 30 settembre 1947, sarà ricordata per le proiezioni realizzate nella più prestigiosa e nobile delle sedi possibili, il cortile di Palazzo Ducale. Vi fu installato uno schermo largo 7,80 per 5,70 metri, posto all’altezza degli archi del corridoio al primo piano, mentre le due cabine con i proiettori furono situate a ridosso della Basilica di San Marco. Un piccolo schermo, senz’altro, ma in grado in ogni caso di riportare la settima arte nel cuore della città e dei veneziani.
PPDM
Bibl.: Brunetta 2022



