1945 agosto 10. Venezia.

Foglio sciolto. 144 x 215 mm.

Archivio di Stato di Venezia (Archivietto), anno 1945, sez. XII, prot. 224

Il ritorno della pace, con la fine del conflitto e la caduta della Repubblica sociale italiana, segnò per la comunità degli studiosi il ripristino di un clima favorevole alla ripresa delle ricerche, bruscamente interrotte dalla guerra e dalle sue conseguenze. Una testimonianza del rinnovato interesse per lo studio e la ricerca storica emerge dalla corrispondenza tra la Direzione dell’Archivio di Stato di Venezia e la Deputazione di Storia Patria per le Venezie, che allora come oggi riuniva accademici e studiosi impegnati nell’approfondimento della storia veneta e non solo.

Rodolfo Gallo, studioso di storia e arte veneziana, assiduo frequentatore dell’Archivio e all’epoca segretario della Deputazione, si fece portavoce delle richieste dei soci, scrivendo al direttore Eugenio Ronga per ottenere chiarimenti sulle reali possibilità di riprendere le ricerche nella sala di studio dei Frari. Sebbene l’Istituto avesse garantito la continuità dell’apertura al pubblico durante tutte le fasi del conflitto, i fondi archivistici di maggior rilievo erano stati trasferiti in terraferma per proteggerli dal rischio di un coinvolgimento diretto di Venezia nelle operazioni belliche. Il 10 agosto 1945, Gallo sollevò proprio questa questione, sottolineando come gli studiosi, a causa della guerra, avessero dovuto interrompere i propri lavori e lasciando trasparire l’urgenza di superare le difficoltà del passato per tornare rapidamente alla normalità.

Nella sua risposta, il direttore Ronga precisò che i fondi archivistici temporaneamente evacuati erano stati tutti riportati in città (Ca’ Pesaro, Palazzo Ducale, Archivio notarile, sala del capitolo della Basilica dei Frari) e in parte già in Archivio, ma giacevano ancora nelle casse di trasporto e non erano dunque disponibili per la consultazione. Il problema, comprensibilmente, era legato non solo alla carenza di risorse economiche, ma anche all’incertezza amministrativa derivante dalla ridefinizione della giurisdizione territoriale delle regioni precedentemente appartenute alla R.S.I. L’Archivio aveva sollecitato l’intervento della Prefettura e persino del Governo Provinciale Militare Alleato, oltre che del Ministero dell’Interno, ma senza ottenere risultati concreti.

Ronga sottolineò inoltre come questa situazione non fosse un caso isolato: altre istituzioni, tra cui l’Archivio di Stato di Torino, si trovavano ad affrontare le stesse difficoltà. Il desiderio degli studiosi di riprendere il proprio lavoro si scontrava con le limitazioni e le ristrettezze, soprattutto economiche, che il conflitto aveva lasciato nelle istituzioni culturali.

AE

Bibl.: Pelizza 2015, pp. 263-264; l’archivio personale di Rodolfo Gallo è conservato presso l’Archivio di Stato di Venezia e descritto da un inventario a cura di Sara Olivieri (2023).