1945 aprile-maggio

Fogli sciolti. 210 x 315 mm

Archivio di Stato di Venezia (Archivietto), anno 1945, sez. IX/1

L’attività della sala di studio dei Frari non sembra aver subito interruzioni nel corso degli eventi che portarono alla liberazione di Venezia, tra sabato 28 e domenica 29 aprile 1945.

Nei primi mesi dell’anno, la frequentazione era stata estremamente ridotta: solo dodici studiosi, perlopiù occasionali, si erano recati in Archivio per le proprie ricerche. Tuttavia, la sala di studio rimase aperta tutti i giorni, dal lunedì al sabato, anche durante il cruciale aprile del 1945. Nell’ultimo mese di guerra si registrarono presenze quasi quotidiane, sebbene limitate a uno, al massimo due studiosi per volta.

Tra i più assidui figurano Rodolfo Gallo, studioso di storia e arte veneziana, e Giovanni Dolcetti, genealogista ed esperto di araldica; più sporadicamente si presentava anche padre Antonio Sartori, profondo conoscitore della documentazione dell’ordine francescano. Le attività proseguirono senza interruzioni anche dopo la Liberazione: il primo studioso a rientrare ai Frari fu proprio Giovanni Dolcetti, il 3 maggio.

La ricostruzione puntuale delle presenze in quei giorni è possibile grazie alle istanze di ammissione alla sala di studio, conservate nell’archivio dell’Archivio di Stato di Venezia, noto come Archivietto. Si tratta di moduli prestampati che raccoglievano i dati anagrafici essenziali dello studioso e l’argomento della ricerca che intendeva svolgere. Nella parte inferiore del documento era riportata l’autorizzazione all’accesso rilasciata dalla Direzione, mentre sul retro, in formato tabellare, figurava il cosiddetto schedone, con l’elenco dei documenti consultati e le relative date di richiesta e restituzione.

Le schede personali di Rodolfo Gallo e Giovanni Dolcetti, entrambe datate 3 gennaio 1945, rivelano dettagli curiosi. Anzitutto, lo stemma del Regno d’Italia e la “R.” di Regio Archivio di Stato risultano barrati, in conformità alle disposizioni vigenti nei territori della Repubblica sociale italiana sin dal 1944. Inoltre, i timbri ufficiali dell’Archivio, che riportavano il fascio littorio c.d. repubblicano e la dicitura REPUBBLICA SOC. ITALIANA – Archivio Stato – Venezia, furono fatti oggetto di modifiche grafiche a penna, con intenti chiaramente satirici: uno venne trasformato in un fiasco di vino, un altro inglobato nel disegno stilizzato di un diavolo.

L’identità dell’anonimo disegnatore rimane sconosciuta, ma questi interventi testimoniano come, tra il personale dell’Istituto, oltre ad alcuni noti sostenitori del regime e della R.S.I., fossero presenti anche sentimenti antifascisti profondamente radicati.

AE

Bibl.: Distefano, Paladini 1996, pp. 285-292.