1946 dicembre [5]. Venezia.

Foglio cartaceo, 196×138 mm

Distretto militare di Venezia, Fascicoli matricolari. Partigiane, fascicolo 29, foglio 2

Partigiana combattente, Giovannina Cabianca nasce a Sinzig, in Germania, il 23 giugno 1914, figlia di Matteo e Olga Bellan. Durante la guerra, a partire dal 1° dicembre 1943 e fino al 1° maggio 1945 Giovanna partecipa alle operazioni della Resistenza con la formazione partigiana “Brigata Fasolato”, creata dopo l’8 settembre 1943 a Mira. Giovanna è staffetta, coordinando altre donne per fornire un servizio di collegamento e informazioni essenziale. Al termine del secondo conflitto mondiale, con Decreto legislativo luogotenenziale 21 agosto 1945, n. 518, vennero istituite 11 Commissioni regionali con l’obiettivo di riconoscere la qualifica di partigiano a chi aveva attivamente partecipato al conflitto. La Commissione per il Triveneto, con sede a Padova, divenuta effettivamente operativa solo a partire dal 1946, si trovò a operare su un territorio esteso, corrispondente all’area di competenza del Comando militare regionale Veneto. L’estensione della giurisdizione a tre regioni, nonché la presenza di aree complesse dal punto di vista amministrativo e geopolitico – come l’Alto Adige e la Venezia Giulia, interessate da contenziosi diplomatici tra l’Italia e altre potenze – comportò significative difficoltà di natura logistica e organizzativa. Al momento della sua entrata in funzione, la Commissione Triveneta si trovò a dover gestire un’ingente mole documentaria, costituita da migliaia di fascicoli già aperti, oltre che da numerosi procedimenti di riconoscimento già avviati a livello locale, secondo modalità eterogenee e non sempre conformi tra loro. La suddetta Commissione riconobbe il 20 novembre 1946 all’interessata la qualifica di partigiano combattente. Il partigiano combattente non aveva solo diritto alla riscossione del “premio di solidarietà nazionale”. Chi otteneva tale qualifica vedeva equiparata a tutti gli effetti la propria militanza, per il periodo di attività riconosciuto, a quella dei militari «volontari della lotta di liberazione impiegati nelle zone di operazioni di guerra». Il trattamento economico assommava la paga giornaliera, il «soprassoldo di operazioni», la razione viveri in contanti e l’indennità operativa. Nel documento proposto, parte del fascicolo intestato a Giovanna Cabianca conservato fra quelli delle partigiane della provincia, si trovano i conteggi relativi al servizio partigiano. Lo Stato le riconobbe l’attribuzione di 30.303 lire, corrispondenti all’incirca a meno di 1.200 euro odierni.

SS

Bibl.: Sega 2024; Tacchini 2016.