1947 gennaio 31. Catania

Cartaceo, 200 x 140 mm

Gabinetto della Questura di Venezia, Categoria A8 (Persone pericolose per la sicurezza dello Stato), Radiati, b. 3, fascicolo personale di Armando Aprile (29 luglio 1943 - 10 aprile 1957)

Tra le ragioni esposte da Carlo Aprile a sostegno di un proprio maggiore coinvolgimento nel movimento partigiano vi era paradossalmente l’insospettabilità, di fronte alle autorità nazifasciste, assicuratagli dalla parentela con Armando Aprile, il «pubblico accusatore del Tribunale speciale di Cremona». Armando Aprile nasce a Catania il 13 agosto 1905 da Salvatore e Adele Torresi. Sposato con Luisa Sena, ha due figli, ed è un fascista della prima ora: fin dal 1920 infatti aderisce giovanissimo ai Fasci italiani di combattimento, partecipando all’attività delle squadre d’azione.

Trasferitosi a Milano nel 1925, intraprende l’attività di rappresentante di commercio, che lo porta successivamente a dimorare a Venezia (dove, il 29 luglio 1943, dopo la caduta del fascismo, viene prima arrestato e poi, nell’ottobre successivo, risorto il fascismo, aggregato al Partito fascista repubblicano), Roma e Cremona. Lì viene nominato pubblico accusatore presso il Tribunale straordinario provinciale, un organismo istituito con decreto legislativo del duce dell’11 novembre 1943 in ogni capoluogo di provincia «con il compito di giudicare i fascisti che avessero tradito il giuramento di fedeltà all’Idea» (art. 1, lettera a). Armando Aprile, «fascista di provata fede e di specchiata moralità» (art. 2, c. 2), nel giugno 1944 si arruola inoltre a Venezia nella Xa flottiglia MAS col grado di sottotenente, muovendosi tra Torino, Treviso e Gorizia.

Con la fine del conflitto viene arrestato a Venezia il 29 aprile 1945 e, consegnato agli  inglesi, internato nel campo di concentramento di Torrette nei pressi di Ancona, da dove tuttavia evade la notte del 30 novembre 1945, rendendosi irreperibile. Pochi giorni dopo, il 5 dicembre 1945, la Corte d’assise straordinaria di Cremona lo condanna in contumacia alla pena di 20 anni di reclusione per collaborazionismo. Da latitante presenta ricorso alla Corte di cassazione, che il 30 agosto 1946 annulla senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarato il reato estinto per amnistia.

Arrestato a Catania il 7 ottobre 1946, Armando Aprile fa ritorno a Venezia, dove risiedono la moglie e i figli, solo nell’estate del 1950: la Questura della città lagunare lo tiene sotto controllo come ex-fascista ed elemento antinazionale fino al 1957, quando viene radiato dal novero dei sovversivi.

SA