I caduti e i protagonisti della guerra di Liberazione
La sezione è dedicata a tre figure di combattenti partigiani, che diedero la loro vita durante la lotta di liberazione dell’Italia dall’oppressione del regime fascista e dall’occupazione tedesca e ai quali furono successivamente intitolate delle piazze o delle vie per onorare il loro eroico contributo e per non dimenticare mai il loro grande sacrificio per la libertà di tutti gli italiani. Si tratta di Erminio Ferretto, nato a Mestre nel 1915, a cui è stata intitolata la maggiore piazza di Mestre; Alessandro Gallo, nato a Venezia nel 1914, a cui è stata dedicata l’arteria principale del Lido di Venezia; Marco Stringari, nato a Trento nel 1922, a cui è intitolato il campo centrale dell’isola di Sant’Elena, a Venezia.
L’Archivio di Stato di Venezia conserva la documentazione matricolare relativa a questi caduti, in quanto gli Archivi di Stato sono tenuti a conservare, allo scadere del settantesimo anno dall’immatricolazione, i c.d. Ruoli matricolari, compilati dai Distretti militari, i quali avevano il compito di registrare i servizi resi allo Stato da ogni singolo militare e di riportare tutte le informazioni relative alla carriera di ciascuno. Nel foglio matricolare, per ogni singolo soldato venivano indicati i dati personali (come il numero identificativo, detto “matricola”, la classe di appartenenza, i dati anagrafici), una descrizione dell’aspetto fisico, la professione, il grado di istruzione e i dati relativi all’arruolamento, ai servizi resi, alle promozioni e ad altre variazioni matricolari, con accanto la data corrispondente. Inoltre vi era una sezione nella quale venivano indicate le campagne e azioni di guerra, le decorazioni, gli encomi, le ferite o le mutilazioni in guerra o in servizio. Tali informazioni venivano riportate in maniera sintetica nei Ruoli matricolari, e in modo più completo nei fascicoli matricolari, dove veniva raccolta tutta la documentazione ufficiale inerente al servizio militare.
L’Archivio di Stato di Venezia conserva, in varie sedi di deposito, i Ruoli matricolari relativi alle classi dal 1873 al 1899 e i fascicoli relativi alle classi dal 1900 al 1951.
Seguono le schede di tre donne, distintesi nella lotta di Liberazione, e una descrizione delle vicende toccate al monumento ai Partigiani sul Monte Col Alt, esemplificative queste di una memoria non sempre e non completamente condivisa.
TC
1962 luglio 5. Venezia.
Foglio cartaceo, 432×322 mm
Distretto militare di Venezia, Fascicoli matricolari, anno 1915, matricola n. 44255
Erminio Ferretto nacque a Mestre nel 1915 e trascorse la sua giovinezza a Frescada di Carpenedo con il padre, commerciante, e quattro fratelli. Agli inizi degli anni Trenta iniziò a lavorare come garzone in un negozio dei fratelli Coin e fu probabilmente qui che maturò le sue idee antifasciste.
All’età di quindici anni, a causa dell’affermarsi sempre più violento del fascismo in Italia, emigrò in Francia, dove si dedicò all’attività di imbianchino. Nel luglio del 1937 decise però di recarsi in Spagna per dare il suo contributo a fianco delle Brigate internazionali in lotta contro le truppe di Francisco Franco. Sarà in questo ambiente che stringerà amicizia con altri antifascisti e che porterà a maturazione le sue idee politiche, fino ad aderire al partito comunista. A seguito, però, della caduta della Repubblica spagnola nel 1939, Ferretto, insieme ad altri antifascisti, dovrà lasciare il paese e tornare in Francia.
L’anno successivo, dopo la sconfitta della Francia a opera dei tedeschi e la formazione del governo collaborazionista di Vichy, Ferretto venne arrestato e poi internato a Gurs, ai piedi dei Pirenei. Qui però rimase solo un anno, perché nel 1941 venne consegnato all’Italia e confinato nell’isola di Ventotene, riservata all’internamento degli oppositori al fascismo.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Ferretto poté rientrare a Mestre e riprendere con i suoi compagni l’attività di lotta al regime, ma il 2 febbraio del 1944 subì un arresto, e dopo essere stato rilasciato decise di trasferirsi in luogo più sicuro, tra le montagne del Vajont, nel Bellunese, dove si unì alle formazioni partigiane, tra le quali fu conosciuto con il nome di “El Venezian”. Più tardi diede vita, insieme all’amico Augusto Pettenò, al battaglione “Mestre”, operante all’interno della Brigata “Tollot”, assumendone il comando. Dopo la sua morte, la brigata prenderà il suo nome.
Come riportato nel suo foglio matricolare, contenuto all’interno del fascicolo, venne «ucciso dalle Brigate nere in località Bonisiol di Treviso il 6-2-945», dopo essere stato scoperto dai fascisti durante un rastrellamento nella casa colonica della famiglia Pavan, che lo aveva ospitato insieme ad altri compagni.
TC
Bibl.: Coltro 2020; Zane 2021



