L’Ufficio centrale per gli Archivi elogia la Direzione e il personale dell’Archivio di Stato di Venezia per avere tutelato la documentazione durante il periodo bellico.

1945 giugno 25. Roma.

Cartaceo, 210 x 290 mm

Archivio di Stato di Venezia (Archivietto), anno 1945, sez. XII, prot. n. 177

Così come era avvenuto nel corso della Prima guerra mondiale, anche durante il secondo conflitto apertosi in Europa nel settembre 1939 le autorità centrali preposte e il personale dell’Archivio di Stato di Venezia si preoccuparono di tutelare la documentazione custodita nell’Istituto da possibili offese belliche. Entrata l’Italia nella conflagrazione mondiale nel giugno 1940, la situazione del paese si fece davvero problematica a partire dalla seconda metà del 1942; si decise allora di porre al riparo i documenti ritenuti più preziosi, per valore storico o qualità artistica. Circa 20mila filze e registri vennero pertanto imballati in circa 700 casse, «chiuse, incordate e sigillate» e riposti nelle grotte dei Colli Euganei, tra Praglia e Battaglia Terme. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, però, i documenti furono riportati a Venezia, che si riteneva più sicura della Terraferma e immune dall’offesa aerea, e le grandi serie deliberative dei consigli della Serenissima – unitamente alle carte di Camera e Senato italiani, che erano stati trasferiti al Nord dalle forze fasciste in ritirata da Roma – vennero stivate in varie sedi, dentro e fuori l’Archivio. Nonostante che proprio verso la fine della guerra, nel marzo 1945, l’esplosione di una nave tedesca bombardata dagli Alleati in Stazione Marittima avesse provocato un forte spostamento d’aria e la frantumazione dei vetri di tutte le finestre dell’Istituto, esponendo la documentazione alle intemperie, a partire dal maggio 1945 i materiali, riordinati con notevole impegno nella sede dei Frari, furono posti nuovamente a pubblica disposizione degli studiosi.

AP

Bibl.: Ceschin 2006; Pelizza 2015, pp. 262-264.